
La vicinanza con uno dei patrimoni più importanti dell’umanità scelti dall’UNESCO
Origine e storia
Assisi è un piccolo gioiello umbro, situato a 424 metri di altezza sulle pendici occidentali del Monte Subasio.
È questo il luogo dove nacquero, vissero e morirono San Francesco (1182-1226) e Santa Chiara (1194-1253).
In questa sito, gli umbri fondarono, intorno al IX secolo a.C., un piccolo borgo. Dallo studio dei reperti archeologici ritrovati, commerciavano con gli etruschi che vivevano sulla sponda occidentale del Tevere.
Nel IV secolo a.C., i Romani dettero vita alla colonia Asisium, che, durante l’Impero romano, divenne uno tra più grandi centri sia a livello economico che sociale.
Ne narrano la storia le imponenti opere sopravvissute a quel periodo e rimaste, in parte, intatte, come l’Anfiteatro, le Mura, il Forum e il Tempio di Minerva.
Una volta caduto l’impero romano, nel 545, Assisi fu occupata dapprima dai Goti e in seguito dai Longobardi.
Verso l’anno Mille, divenuta comune libero e autonomo, attraversò un periodo di sviluppo straordinario, grazie all’arrivo, oltre che di determinati ordini monastici, in particolar modo dell’Ordine dei Benedettini.
Il 1182 fu l’anno della nascita di Francesco, che venne proclamato Santo da Papa Gregorio IX, nel 1228, ad appena due anni dalla data della sua morte; il 18 giugno 1939, Papa Pio XII proclamò San Francesco d’Assisi Patrono d’Italia.
Gli anni tra il 1200 e il 1500 proseguirono sotto i Visconti, i Montefeltro, gli Sforza e intorno alla metà del 1500 l’Umbria venne conquistata da Papa Paolo III, cui si fa risalire la costruzione della imponente Rocca Paolina di Perugia.
L’arrivo delle truppe napoleoniche, tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800, portò la città in uno stato dii grande povertà: vennero trafugati tutti i tesori presenti nelle chiese e molte altre opere d’arte.
A questo punto, Assisi era priva di attività di commercio e di industrie, completamente spopolata, dal momento che gli abitanti si erano trasferiti nel contado per portare avanti l’unica attività possibile, cioè l’agricoltura.
Con la costituzione dello Stato, ne entrò a far parte, insieme ad altre città umbre, nel diciannovesimo secolo.
Struttura e fascino
Assisi è una cittadina medievale e fa parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO dall’anno 2000.
La parte centrale e più antica della città è circondata da una cinta muraria imponente e ben conservata lungo la quale si incontrano la Rocca Maggiore e la Rocca Minore; otto sono le porte d’accesso fortificate.
Entrando da una di queste porte, si viene immediatamente catapultati nel Medioevo. Ogni angolo racconta la storia, ci si trova ad immaginare la vita del tempo, con il brulicare dei suoi abitanti tra le attività economiche dei periodi più
floridi.
È questo un luogo ricco di fascino, il fascino della semplicità delle costruzioni, delle vie strette, coccolate da fiori e piccole attività, dove ogni oggetto riporta il pellegrino al sacro.
Assisi è stupenda in tutte le stagioni:
- in inverno, con gli addobbi sobri, la mostra dei presepi, le tante iniziative del periodo e, se si ha la fortuna di vederla innevata, i tetti bianchi che ci riportano a ricordare i bellissimi quadri del Maestro Norberto, che è diventato famoso nel mondo per aver raccontato – con la sua arte -scene di vita quotidiana dei frati francescani;
- in primavera, quando la natura esplode con i suoi colori e i fiori e le vedute dall’alto regalano al turista un’immagine unica e limpida;
- in estate, il refrigerio delle sue viuzze consente di poter godere di tanti scorci e la luce particolare regala scatti fotografici magici;
- l’autunno potrebbe sembrare un periodo meno bello, ma assaporare la cittadina in questo periodo, magari in una giornata di nebbia, consentirà al pellegrino un dialogo con se stesso, lontano dallo stress del mondo odierno, calandosi in quell’alone mistico che tutto avvolge.
Opere architettoniche
La Basilica di San Francesco
La basilica è un’imponente opera architettonica del classico stile gotico italiano, la cui costruzione iniziò nel 1228 e si concluse nel 1280.
Le decorazioni ad affresco ivi presenti appartengono ai massimi artisti del 1300: Giotto, Cimabue, Martini.
Il complesso basilicale fu costruito con la pietra rosa del Subasio e risulta costituito da due chiese sovrapposte: la Basilica superiore e la Basilica inferiore; entrambe presentano piante cruciformi commisse e una navata di monumentali dimensioni.

Basilica inferiore
Colpisce la solidità delle pareti e la forza della struttura inferiore – tipica del romanico – con funzione portante, atta, appunto, a sostenere la chiesa superiore. Gli archi a sesto acuto – elementi tipici del gotico – sono alquanto bassi, sostenuti da pilastri tozzi e massicci.
L’ ambiente risulta piuttosto buio, dato che la luce naturale penetra solamente da piccole fessure.
È qui che si svolgono le celebrazioni liturgiche.
All’incirca alla metà della navata centrale, attraverso una scala, si scende nella cripta, dove, in un sarcofago poggiato sulla viva roccia, sono custodite le spoglie di San Francesco e altre reliquie a lui appartenute. Colpisce la semplicità del luogo, quasi a ricordare simbolicamente quella che è stata la vita del Santo. Un luogo mistico, dove i pellegrini pregano e interiorizzano.
Basilica superiore
Nella chiesa superiore, lo stile gotico è evidente: la struttura architettonica si sviluppa in altezza e la luce naturale entra prepotentemente dalle ampie finestre bifore presenti, decorate con vetrate policrome.
È questo lo spazio per la predicazione, la preghiera comunitaria e le riunioni ufficiali dell’ordine.
Un ciclo di affreschi con Storie del Nuovo e del Vecchio Testamento è protagonista della porzione superiore della navata, intervallato da vetrate medievali che rappresentano una delle più importanti raccolte presenti in Italia. Nella metà inferiore della navata spicca il ciclo pittorico, attribuito a Giotto, “Storie di San Francesco”, ventotto scene che narrano i momenti più importanti della vita di Francesco.

La facciata
La Basilica superiore presenta una facciata con forma a capanna in stile romanico-umbro. Ha un notevole sviluppo verticale, riequilibrato dalla presenza di due cornici che la suddividono in tre fasce orizzontali, dove, a partire dal basso, si inseriscono
- il portale a bifora;
- il bellissimo rosone a finestra;
- il timpano.

Altri luoghi da non perdere
Terminata la visita alla Basilica, percorrendo le piccole e caratteristiche viuzze, si raggiunge la Piazza del Comune.
Qui il Tempio di Minerva, il Palazzo del Capitano del Popolo, la Torre del Popolo e il Palazzo dei Priori forniscono un colpo d’occhio bellissimo.
Proseguendo lungo una via ricca di negozi, pasticcerie e ristorantini, alla nostra destra troveremo un piccolo arco, che oltrepassato ci porterà alla casa natale di San Francesco.
Terminata questa via, ci si aprirà alla piazza dove sorge la Basilica di S. Chiara, in stile gotico, costruita tra il 1257 e il 1265.
All’interno affreschi di scuola umbra del Duecento e Trecento e il bellissimo Crocefisso ligneo che, secondo la tradizione, parlò a San Francesco. Nella cripta una statua sarcofago accoglie le reliquie di Santa Chiara.
Uscendo, sulla sinistra, il bellissimo affaccio sulla vallata umbra, con i suoi colori e colline a perdita d’occhio, dove spicca la Basilica di Santa Maria degli Angeli, all’interno della quale è racchiusa in tutta la sua autenticità la Porziuncola.
Mentre San Francesco pregava il Crocifisso di San Damiano, sentì una voce che diceva: “Va e ripara la mia chiesa”; dopo la sua vocazione, la Porziuncola fu la terza chiesa riparata da San Francesco (dopo la chiesetta di San Damiano e la Chiesa di San Pietro della Spina a Rivotorto).
Francesco fu molto legato a questo luogo, tant’è che qui si soffermò spesso a pregare, capendo che doveva vivere secondo il Santo Vangelo, e sempre qui invitò i primi frati a diffondere il messaggio di pace.
La Porziuncola accolse anche Santa Chiara quando fuggì dalla propria famiglia per convertirsi e abbracciare sorella povertà.
Nel 1205 San Francesco vi fondò l’Ordine francescano, mentre nel 1211 anche Santa Chiara ricevette dal Santo l’abito religioso, fondando il primo Ordine Monastico femminile, quello delle Clarisse.
Non tutti conoscono un’Assisi sotterranea, che è assolutamente da visitare facendo riferimento a questo sito:
https://www.umbriasotterranea.it/assisi/
Assisi, città di Santi
San Francesco
Francesco nasce da Giovanna Pica e Pietro di Bernardone, un ricco mercante di tessuti, desideroso che il figlio proseguisse la sua attività commerciale.
Le sue aspettative andarono deluse, innanzitutto, quando Francesco, giovanissimo, intraprese la carriera militare, partecipando a numerosi combattimenti: nel 1202, nello scontro tra Perugia e Assisi fu fatto prigioniero e condotto nel carcere di Perugia per un anno.
Una volta tornato a casa, si ammalò e, durante la sua convalescenza, passeggiava nella natura ammirandone le bellezze e pregava; il suo sogno, però, era ancora quello di diventare cavaliere e, in quest’ottica, partì per la Puglia per affiancare il condottiero Gualtiero di Brienne, ma all’altezza di Spoleto venne fermato dalla voce del Signore, che lo invitava a tornare ad Assisi e aspettare nuove indicazioni.
Giunto a Foligno, nella piazza centrale, vendette il proprio cavallo e i propri ricchi abiti, per indossarne alcuni molto modesti: fu questa la sua scelta di povertà. Visitava i carcerati, i lazzaretti, aiutava i poveri e in loro vedeva l’immagine del Cristo crocifisso.
Iniziò ad essere seguito dai primi fratres: essi indossavano stracci, camminavano a piedi nudi, dormivano in luoghi di fortuna e col tempo assunsero il nome di frati minori; il loro compito era ristrutturare le chiese abbandonate e in rovina e dedicarsi alla cura dei lebbrosi, per tale motivo, venivano scansati da tutti per paura che la malattia li potesse contagiare.
Negli anni seguenti predicarono rivolgendosi alle persone dell’Italia centrale e invitandole alla penitenza; essendo, però, la predicazione dei laici vietata dalla Chiesa, cercarono di ottenere, nel 1210, una loro identificazione presentando a Papa Innocenzo III la propria Regola di vita basata sulla povertà evangelica: il Pontefice la approvò e, nel 1223, con Papa Onorio III, nacque ufficialmente l’Ordine francescano.
Di giorno, predicavano l’amore, la pace, il perdono, la fede, la fratellanza e aiutavano i contadini nei campi, ricevendo in cambio solamente del cibo, mentre la sera, negli eremi, si nutrivano della forza del Vangelo.
L’opera di evangelizzazione si spinse oltre l’Umbria e il Lazio, toccando la Toscana, le Marche, l’Emilia, il Veneto, la Lombardia e persino la Francia e la Spagna.
Nell’ultima parte della sua vita, Francesco venne colpito da una grave malattia allo stomaco, che gli impediva di cibarsi.
I frati lo condussero prima a San Damiano e poi presso l’amata Porziuncola: accolse la morte dicendo: ”Ben venga sorella morte … Ecco il Signore mi chiama”. Era la notte del 3 ottobre 1226 quando il Santo spirò.
Fu sepolto definitivamente nella Basilica a lui dedicata.

Santa Chiara
Chiara Offreduzzo nacque ad Assisi nel 1193 da Messer Favarone di Offreduzzo degli Scifi e da Madonna Ortolana Fiumi, entrambi nobili.
Purtroppo, il padre morì e la madre rimase sola in Assisi ad accudire Chiara, insieme alle sue tre sorelle; seppur la madre avesse nobili origini, la vita per una famiglia composta da cinque femmine nel 1200 non fu affatto facile.
In questo periodo, per le ragazze in giovanissima età la scelta poteva ricadere o nella vita monastica o nel matrimonio.
Per Chiara era stato previsto un matrimonio combinato, ma lei non ne voleva sapere di sposare un uomo che non conosceva.
Ha solamente 12 anni quando Francesco si spoglia dei suoi beni per abbracciare la Povertà; sette anni dopo fugge dalla sua casa e raggiunge Francesco alla Porziuncola: le taglia i capelli e la invita ad indossare il saio francescano Chiara resiste all’ingerenza del padre che cerca di riportarla in famiglia e si rifugia nella Chiesa di San Damiano, dove fonda l’Ordine femminile delle “povere recluse” (le Clarisse). Chiara ne viene nominata badessa e Francesco si occupa della stesura della prima Regola, che, in seguito, Chiara rende definitiva, ottenendo da papa Gregorio IX il “privilegio della povertà”, ossia la concessione alle sorelle di vivere in piena povertà e che non potessero essere obbligate da nessuno ad accettare beni altrui.
Santa Chiara visse in questo luogo per oltre quaranta anni, che raggiunse presto il numero di circa cinquanta donne.
Chiara fu sempre fedele, senza aver mai alcun cedimento, agli insegnamenti di San Francesco.
L’11 Agosto 1253 morì e due anni dopo venne canonizzata.
Francesco e Chiara, un rapporto spirituale
Il rapporto tra Chiara e Francesco si basò – come disse Goethe in una sua famosa espressione – su “una affinità elettiva”, ovvero due persone che si scelgono e fanno la medesima scelta.
Tra di loro c’era una forma di riservatezza, che li portava a parlare poco e il loro era un vero amore spirituale.
Francesco chiamava Chiara la sua “pianticella” e Chiara chiamava Francesco “il nostro Padre”; la loro era un’intesa profonda, perché basata su una comunione d’intenti, loro guardavano nella medesima direzione, guidati dal Vangelo: nel loro comune orizzonte c’erano gli stessi Dio, Crocifisso, Eucarestia, Signore Gesù.
Se si è fortunati e si lascia la mistica Assisi al tramonto, non ci si deve dimenticare di voltarsi e dedicare qualche minuto all’ammirazione dell’imponente Basilica di San Francesco, di Santa Chiara, dei campanili, della Rocca che tutto sovrasta, delle tante casette in pietra rosa del Subasio, che col calare del sole assume una colorazione talmente intensa che porta ad una vera commozione dell’anima per “cotanta bellezza”.